Ho appena pubblicato su questo sito Climate Change – the board game: un gioco da tavolo educativo sull’evoluzione e il cambiamento climatico. L’idea di fondo è di mettesi nei panni delle specie animali che devono fronteggiare i cambiamenti nel clima, per sperimentare in prima persona le possibili strategie e le difficoltà di questo compito.
Ogni giocatore rappresenta una specie di mammifero di media-grande taglia, che vive in un mondo in cui il clima può cambiare in maniera inaspettata. Ogni specie ha il proprio DNA, e
Ogni specie ha il proprio DNA e a ogni giro pesca mutazioni casuali, che potrebbero permetterle di evolversi per adattarsi a nuovi habitat. Se però le mutazioni non sono quelle giuste l’evoluzione non è un’opzione, e la specie può solo spostarsi per tornare nel proprio habitat, oppure si estingue. Ed è solo l’inizio… quando arrivano gli esseri umani a modificare il clima se ne vedono delle belle!
È un gioco print-and-play: tutti i materiali necessari possono essere scaricati da qui per poi stamparli, oppure si può giocare online (e in entrambi i casi è completamente gratuito).
Materiali per Climate Change the board game
Di base, lo scopo di questo gioco è di essere una risorsa educativa per le scuole e lo abbiamo utilizzato con successo per le attività di divulgazione al Museo di Zoologia dell’Università di Cambridge. Però può anche essere giocato in famiglia o con gli amici, per divertimento o magari per affrontare il discorso dei cambiamenti climatici da un punto di vista diverso dal solito.
Docenti o studenti interessati a svolgere questo tipo di attività nelle loro scuole possono scrivermi attraverso il modulo di contatto.
La prima sessione di gioco e discussione sui cambiamenti climatici per le scuole fatta al Museo di Zoologia di Cambridge a febbraio 2020.
Per celebrare la Giornata internazionale della donna, il Museo di zoologia dell’Università di Cambridge ha deciso di condividere nelle sue sale le storie di 27 studiose che lavorano nel Dipartimento.
Ho avuto l’onore di essere scelta per far parte di questo progetto, e per ognuna di noi, è stata esposta un’etichetta che racconta le nostre ricerche a fianco all’animale che studiamo.
Inoltre, domani avremo l’occasione di parlare del nostro lavoro in questo evento:
7 marzo, ore 14, Museo di Zoologia dell’Università di Cambridge Downing Street, Cambridge. CB2 3EJ
Parteciperò anche io, parlando del mio lavoro insieme a tante fantastiche colleghe del Dipartimento. Il titolo del mio intervento è “Back to the future: species distribution through time“, e inizierà alle 14.15. Ecco il programma completo.
[Update]: Ecco una registrazione dell’evento (la mia parte inizia al minuto 15.45) e alcune foto
Figura 1 da Key et al 2018, che mostra le popolazioni studiate, le frequenze della variante genetica associata con l’emicrania, la temperatura media, e l’FST (una misura della sistanza genetica fra popolazioni).
Molto spesso medici e biologi analizzano le stesse varianti genetiche (ad esempio quelle associate ad alcuni disturbi o malattie) con approcci completamente diversi. La medicina si concentra sugli effetti e sulla distribuzione di queste varianti nelle popolazioni umane, mentre la biologia cerca di capirne l’origine e la diffusione nel tempo. Integrare i risultati delle analisi biologiche negli studi medici può dare informazioni importanti sul perchè queste varianti sono presenti nelle popolazioni umane, e sui meccanismi biologici che le hanno portate a diffondersi.
Questo articolo è scritto in collaborazione con Alessandro Viganò and Vittorio di Piero, due medici dell’Università di Roma La Sapienza proprio per risolvere questo impasse. Il nostro scopo era di mostrare alla comunità medica l’importanza di integrare un approccio evolutivo nello studio dell’emicrania e di altre malattie geneticamente determinate.
Alessandro Viganò, Andrea Manica, Vittorio Di Piero, Michela Leonardi
Did Going North Give Us Migraine? An Evolutionary Approach on Understanding Latitudinal Differences in Migraine Epidemiology
This commentary discusses a recent publication by evolutionary biologists with strong implications for migraine experts. The Authors showed that a gene polymorphism associated with migraine gave our ancestors an evolutionary advantage when colonizing northern, and thus colder, territories. They then highlight that the prevalence of migraine may differ among countries because of climatic adaptation. These results may prove useful in planning both epidemiological and physiological studies in the field of migraine.